Giulio Antonio Berardelli nel 1936 fu designato dal Dicastero della Giustizia in Siam (l'odierna Thailandia), per
riformare il sistema penitenziario siamese. Il magistrato a Bangkok propose l'abolizione delle catene ai condannati e le fustigazioni, e diede la possibilità ai detenuti di lavorare nelle colonie
agricole e minerarie. A Koch Yai, fu promotore per la costruzione di un istituto per la cura della tubercolosi. Durante la sua permanenza in Siam, inviò alla rivista “Donna
Italiana" due scritti,per ricordare l'anniversario di morte di Franco: “colloquio col
figlio”, nel 1938, e “triste anniversario” nel 1939. L'evocare i morti da parte dei media è superato, ma in occasione del 10 marzo, sembra giusto far conoscere ciò che scrisse un padre al proprio
figlio.
Triste anniversario
Marzo era per me il più bel mese dell'anno e amavo la sua incostanza, le sue giornate di azzurro, foriere di primavera, e di rondini. Lo attendevo con ansia: il mio organismo aveva un senso di euforia al sorriso dolce del sole, il mio sguardo si estasiava dinanzi allo sciogliersi delle nevi sui monti ed al ricolorarsi la natura.
Ora non più. Ora non attendo la primavera ed il ritorno delle rondini, perché nel mio cuore vi è eterno gelo ed il sorriso non più increspa le mie le mie labbra, ma qualche lacrima vien giù dagli occhi ogni qualvolta, ed è spessissimo, il mio pensiero ritorna al passato. Marzo mi portò via Lui, che per me rappresentava tutto: la stessa ragione di mia vita. La natura vorrebbe che i genitori morissero prima dei loro figliuoli e quando la morte tradisce la natura i genitori sono come dei sopravvissuti per errore.
Ben a ragione il poeta latino cantava: “Cogli o vergine le rose, mentre è novello il fiore e novella la giovinezza tua che così passa rapida la vita”. Egli non colse i fastigi della vittoria, pur non avendo mai di essa dubitato, ed invece passò intera la gamma della sofferenza:del nomadismo dei malati che fingono di sperare solo per conservare la speranza dei Cari alla ingratitudine dei beneficati, dal disdegno degli uomini soddisfatti all'incomprensione di quanti lo circondavano; il suo cammino fu duro senza soste, la sua tortura senza tregua, ma non ebbe un lamento, una ribellione, non un rimpianto, più si allontanava alla vita e più era come un trasumanato. Il suo pensiero sempre operante irraggiava luce di bellezza, i tuoi versi attingevano altezze di cielo e profondità di abissi. Privo di Lui a me che resta?
Da ogni cosa ormai rifuggo e nulla più mi alletta: un continuo rodio mi sento dentro l'ossa e nel cuore, le vene si vuotano senza che mai n' esca una goccia di sangue, si muore prima di essere morti e pare vano essere nati se chi uscì da noi non più respira, più non guarda e parla.
Ho avuto di recente l'illusione come Egli fosse tornato: un giovane patrizio, che dalla statura all'ovale del
viso,dall'incedere all'eloquio ha tanto di Lui mi ha fatto per un momento rivivere la mia passione e la mia tragedia.
L'ho visto sofferente, operarsi, l'ho svegliato di notte, due volte al giorno son tornato al suo capezzale, gli ho fatto tutto quello che avrei potuto fare a Lui, e con
l'ambascia che mi stringeva il cuore ho pregato per la sua
salvezza, che è venuta. Domani egli si allontanerà ed io ritornerò con l'acuto ricordo. Tutto si estingue a poco a poco, tutto passa, non il ricordo! Ricordare è dire soffrire. E chi soffre ha
una sensibilità propria. Nella squallida solitudine in cui m'immergo resto oppresso, costretto in quattro pareti ove la smania soffoca come in una prigione ed io, esule dalla patria e dalla vita,
volgo lo sguardo al cielo. Il dolore quando c'è, quando è vero, quando fa male al cuore non si allontana e non si supera mai!
Oh, potersi adagiare in una lunga notte di silenzio, dimenticare il bisogno dell'oggi, il fantasma del domani, lo squallore di una vita senza gioie e senza speranze!
Quante grandi figure il Marzo non portò via: da Mameli a Mazzini, da Morselli a Ronconi? Tornerà il sereno nel cielo, torneranno le rondini alle grondaie, ma c'è qualcuno sempre che attende quello che non torna più.
Giulio Antonio Berardelli
Bangkok, 10 marzo 1939.
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