Martedì 9 marzo 2010 2 09 /03 /2010 16:18
 

Giulio Antonio Berardelli nel 1936 fu designato dal Dicastero della Giustizia in Siam (l'odierna Thailandia), per riformare il sistema penitenziario siamese. Il magistrato a Bangkok propose l'abolizione delle catene ai condannati e le fustigazioni, e diede la possibilità ai detenuti di lavorare nelle colonie agricole e minerarie. A Koch Yai, fu promotore per la costruzione di un istituto per la cura della tubercolosi. Durante la sua permanenza in Siam, inviò alla rivista “Donna Italiana" due scritti,per ricordare l'anniversario di morte di Franco: “colloquio col figlio”, nel 1938, e “triste anniversario” nel 1939. L'evocare i morti da parte dei media è superato, ma in occasione del 10 marzo, sembra giusto far conoscere ciò che scrisse un padre al proprio figlio.

 

 

berardellicimitero.JPG

Triste anniversario

 

 

Marzo era per me il più bel mese dell'anno e amavo la sua incostanza, le sue giornate di azzurro, foriere di primavera, e di rondini. Lo attendevo con ansia: il mio organismo aveva un senso di euforia al sorriso dolce del sole, il mio sguardo si estasiava dinanzi allo sciogliersi delle nevi sui monti ed al ricolorarsi la natura.

Ora non più. Ora non attendo la primavera ed il ritorno delle rondini, perché nel mio cuore vi è eterno gelo ed il sorriso non più increspa le mie le mie labbra, ma qualche lacrima vien giù dagli occhi ogni qualvolta, ed è spessissimo, il mio pensiero ritorna al passato. Marzo mi portò via Lui, che per me rappresentava tutto: la stessa ragione di mia vita. La natura vorrebbe che i genitori morissero prima dei loro figliuoli e quando la morte tradisce la natura i genitori sono come dei sopravvissuti per errore.

Ben a ragione il poeta latino cantava: “Cogli o vergine le rose, mentre è novello il fiore e novella la giovinezza tua che così passa rapida la vita”. Egli non colse i fastigi della vittoria, pur non avendo mai di essa dubitato, ed invece passò intera la gamma della sofferenza:del nomadismo dei malati che fingono di sperare solo per conservare la speranza dei Cari alla ingratitudine dei beneficati, dal disdegno degli uomini soddisfatti all'incomprensione di quanti lo circondavano; il suo cammino fu duro senza soste, la sua tortura senza tregua, ma non ebbe un lamento, una ribellione, non un rimpianto, più si allontanava alla vita e più era come un trasumanato. Il suo pensiero sempre operante irraggiava luce di bellezza, i tuoi versi attingevano altezze di cielo e profondità di abissi. Privo di Lui a me che resta?

Da ogni cosa ormai rifuggo e nulla più mi alletta: un continuo rodio mi sento dentro l'ossa e nel cuore, le vene si vuotano senza che mai n' esca una goccia di sangue, si muore prima di essere morti e pare vano essere nati se chi uscì da noi non più respira, più non guarda e parla.

Ho avuto di recente l'illusione come Egli fosse tornato: un giovane patrizio, che dalla statura all'ovale del viso,dall'incedere all'eloquio ha tanto di Lui mi ha fatto per un momento rivivere la mia passione e la mia tragedia.
L'ho visto sofferente, operarsi, l'ho svegliato di notte, due volte al giorno son tornato al suo capezzale, gli ho fatto tutto quello che avrei potuto fare a Lui, e con
  l'ambascia che mi stringeva  il cuore ho pregato per la sua salvezza, che è venuta. Domani egli si allontanerà ed io ritornerò con l'acuto ricordo. Tutto si estingue a poco a poco, tutto passa, non il ricordo! Ricordare è dire soffrire. E chi soffre ha una sensibilità propria. Nella squallida solitudine in cui m'immergo resto oppresso, costretto in quattro pareti ove la smania soffoca come in una prigione ed io, esule dalla patria e dalla vita, volgo lo sguardo al cielo. Il dolore quando c'è, quando è vero, quando fa male al cuore non si allontana e non si supera mai!

Oh, potersi adagiare in una lunga notte di silenzio, dimenticare il bisogno dell'oggi, il fantasma del domani, lo squallore di una vita senza gioie e senza speranze!

Quante grandi figure il Marzo non portò via: da Mameli a Mazzini, da Morselli a Ronconi? Tornerà il sereno nel cielo, torneranno le rondini alle grondaie, ma c'è qualcuno sempre che attende quello che non torna più.


                                                                                              Giulio Antonio Berardelli


Bangkok, 10 marzo 1939.



Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
Scrivi un commento - Vedi i 0 commenti - Segnala
Domenica 28 febbraio 2010 7 28 /02 /2010 09:39
 

In questi giorni è venuto a farmi visita un amico che durante il carnevale è stato a Venezia, mi ha portato un bel libro di Diego Valeri ”Guida sentimentale di Venezia”. Non è una guida per turisti alla ricerca di monumenti e di luoghi storici ma una vera e propria “educazione sentimentale” sulla città lagunare. Venezia è la città fabbricata in mezzo all'acqua, su isolotti separati l'uno dall'altro da tanti canali. Nei secoli si delineò, si formò con le sue calli, i suoi campi, i suoi ponti, il palazzo ducale, la piazza e la basilica di San Marco, l'isola di Rialto con le sue attività mercantili, il Canal Grande popolato dalle gondole. Venezia è nel cuore di Diego Valeri, ne descrive le abitudini e le tradizioni più diffuse regalandoci immagini di una Venezia antica fino ai primi del Novecento. Ogni poeta si espone sempre su cosa succede intorno a noi e alle cose, hanno il privilegio di poter trascrivere, conservare e celebrare anche le città.
Franco Berardelli nel 1930 sulla rivista “Nosside” pubblicò una poesia dedicata "a Venezia”. Non sappiamo se il poeta andò a visitare personalmente Venezia ma da come la racconta l'ha conosciuta e studiata. Nella l'ode Berardelli segue una trama che si espande tra simboli della città e tra coloro che l'hanno rappresentata nei secoli passati. Pur se ne declama una memoria lontana e diversa da quella intima e spontanea, Berardelli con la sua arte ha voluto renderle omaggio.

 

 

 




Venezia-foto-20gondole.jpg



                           A VENEZIA

 

 

Il Canal Grande è un palpito di stelle,

che, nella notte senza fondo, brillano

sul mare immoto, scivolando verso

il Redentore.

L'aria è un cantico. Tesi nell'azzurro

vibrano, al soffio, ponti innumerevoli

d'argento e d'oro, nella vastità

del plenilunio.

Dalla Laguna salgono profumi

d' alghe e di rose; dai Giardini intatti

canti, singhiozzi di violini, tristi

mandolinate.

Le Zattere s'allungano, accompagnano

la fuga delle gondole , sull'acqua.

Cantano,a squarciagola, nel canale

della Giudecca,

chini sul remo unico,sul corpo

avvolto in una fascia luminosa,

ambo le braccia tese nello sforzo

i gondolieri.

Le gondole s'accendono, si spengono.

Passan le grigie nubi a stormi, come

criniere di cavalli sauri alati

nell'alta notte.

Le stelle vi s'impigliano. Scompaiono.

Rilucono di qua di là. S'accendono.

L'azzurro si confonde: cielo e mare,

gondole e stelle.

Sembra che il cielo esprima ad una ad una

le luci innumerevoli, lanciate

ad una folle pazza corsa sovra

l'azzurra volta

a sfida delle lucciole del mare.

Ponti mobili allacciano le rive.

Costeggia lentamente la Giudecca

la Galleggiante

ara votiva,accesa di lumini,

ondeggianti ad un fremito di vento,

mentre nel fondo luminoso, in alto,

s'alza la chiesa!

Ave, Venezia! Io ti rivedo in tutta

la tua splendida storia e il tuo martirio,

Repubblica di Dogi e di tiranni,

dominatrice

selvaggia dell'Adriatico, avanzato

porto d'Italia, io ti rivedo in tutta

la tua gloria, nei fasti della gente

tua d'una volta!

Non feste allora, ne pellegrinaggi,

ma lotta sovra il mare, per il mare,

di predominio, lotta di partito!

Guerre alternate

con guerre, le vittorie con sconfitte,

contro Genova, Alghero, Porto d'Anzio,

Pola, Morca. Oh ! Vincitore d'Anzio,

Vettor Pisani,

che le tue navi celeri lanciasti

contro la flotta, parve la vittoria

splendida fosse fine alla contesa,

forse non sorse

di fronte alla tua ombra, un figlio della

marinara repubblica avversaria,

un anno dopo,e l'onda di Morea

si rinnova

a Pola pel coraggio di un dei Doria?

Così la storia segna i suoi confini!

O secolo di lotte e di sconfitte,

e di vittorie,

quando perdesti, a poco a poco, tutti

i tuoi domini, e non voleva, contro

il Turco, la difesa ed il coraggio

di Bragadino,

Repubblica marina, e fu vendetta

santa, a Lepanto, colorate l' acque

col sangue dei nemici, ed inalzare

il Crocefisso

sovra lo scempio dei pagani, o quando

cacciasti i Gesuiti, e Paolo Quinto

ti lanciò l'anatema, o ti battesti

contro gli Austriaci,

dopo aver violato i lor confini,

per disperder gli Uscocchi, o quando Candia

per ventun anni resistette al Turco.

E Morosini,

il puro veneziano, o come volle

la sua patria, pel trionfo,

il Peloponnesiaco, toglieva

di nuovo al Turco

le recenti conquiste – o marinara

repubblica, che cosa restò allora

dei fasti dell'antica gente? Nulla.

Il Settecento,

molle secolo di depravazioni,

di preziosismo, ti rendeva centro

mondano, ed i nipoti ed i parenti

dei marinari

divennero incipriati cicisbei!

Chi furo i Bragadini scorticati?

I Morosini, i Dauro? Gente d'altri

tempi, o Venezia,

gli oscuri eroi della libertà?

Chi fu Marin Faliero? A cosa valse

il sacrifizio della testa bionda ?

Ultimo figlio

ultimo erede della antica stirpe,

nell'anno della nostra indipendenza,

a salvare la patria dal servaggio

sorge Manin.

Ora un rito si compie che fu un voto

il Redentore! Nel pellegrinaggio

alle barche, alle gondole, a peote

meta è la chiesa.

 

 

Franco Berardelli 1930

 

 

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
Scrivi un commento - Vedi i 1 commenti - Segnala
Giovedì 11 febbraio 2010 4 11 /02 /2010 18:13
 

Di tutte le sue opere, senza alcun dubbio i Sonetti sono il luogo in cui Berardelli si manifesta con il proprio “Io”, si fa protagonista di una narrazione lirica rivelando i segreti più intimi e contrastanti del proprio animo. I “Sonetti” sono una confessione autobiografica, sembrano documenti privati, imposti secondo una sequenza di fatti reali. Come una raccolta miscellanea di poesia scritte in tempi diversi e per scopi diversi. Berardelli ha voluto costruire per sonetti una storia con uno sviluppo narrativo conseguenziale. I quaranta sonetti furono raccolti secondo una suddivisione per gruppi: Gli artisti (poeti, musicisti,pittori, letterati e aviatori), i familiari (padre, madre, sorelle, parenti) religiosi (la passione di Gesù),e per finire i più intimi e personali. Nonostante questa suddivisione contengono una narrativa coerente e lineare... Il sonetto “Asburgo” narra la tragedia di Rodolfo principe ereditario al trono d'Austria suicida per amore contrastato (secondo la versione ufficiale) assieme all'amante Mary Vetzera. Nato nel 1858 da Francesco Giuseppe e da Elisabette Wittelshech.

Marya Vetzera nata nel 1871 da un barone ungherese e da Elena Boltazz figlia di un banchiere greco.

 

 rodolfo-d-asburgo.jpg

 

            Asburgo

 

                                     I


Vecchio *! sulla turrita Miramare                             *Francesco Giuseppe

s'addensa il nembo, e il turbine s'affonda!

S'avventa dagli scogli, e rugge il mare

precipitando su la breve sponda!

E quando è oscuro intorno, e notte tonda

né stella alcuna vedersi brillare,

sovra il lido sonante, a un tratto, appare

l'ombra infelice di Carlotta bionda.

Esce col buio dai recessi occulti;

configge gli occhi, l'anima nel vuoto;

sembra che aspetti ancora e sempre invano.

Ulula al vento e invoca un nome noto
tra grida che somigliano singulti:

“Massimiliano, Amor, Massimiliano”

                                    
                                   II


Vecchio*, la notte, quando tutto tace,

l'empie civette lanciano lamenti

dal padiglion sinistro, ai freschi venti,

si come spiriti che non abbian pace.

Ma, nella sala, dove una schiera audace

di allegri Cavalieri turbolenti,

tra risa, canti, motti e arguti accenti,

dopo il banchetto, attende l'alba e giace,

mezzo ubriaco il principe Coburgo*                                              *Mayerling

narra al Duca Francesco Ferdinando *                               *Commessali di Rodolfo*

storie di donne e di imperiali amori.

Scorre il vin biondo e accende i volti e i cuori.

Che importa se, ridendo e schiamazzando,

mediti morte l'ultimo d'Asburgo?

                                    
                                   III

Pronta è la molle alcova, e al sogno invita,

in cortine di nebbia e di foschia,

la bianca Aurora dalle rose dita!

Or che vien l'alba ed è l'orgia finita,

lascia, Rodolfo, l'ebbra compagnia;

raggiunge con lieto animo Maria

Vetzera, e affretta il corso della vita.
Alba d'amor! Vestita sol del manto

dei bei capelli, offrendoti la bocca,

t'accoglie al sen la giovinetta amata.

Alba di morte! Già l'istante scocca

e tu, Rodolfo, con la mano armata,

di un colpo uccidi e poi le muori accanto.

                                 
                                IV


Ahi, troppo tardi l'imperial perdono

giunse! Già l'Arciduca, tra le braccia

dell'amata, volgea sdegnosa faccia

alla vita, alla patria, al mondo, al trono.

Da quel dì, tra le selve, non più il suono

rauco del corno ondeggia, nella caccia,

e i cervi snelli e alipedi minaccia.

Tutto è silenzio, morte ed abbandono!

Per il superbo orgoglio e la funesta

mania d'impero, Asburgo, alla tua gloria

onta, la morte di Rodolfo, resta.

Né lume di conquista e di vittoria

cancellerà quell'onta. Non s'arresta

né si corrompe: è un giudice la storia!

                                 V                              


Vecchio, non forse qualche voce arcana,

in un con quella dell'antico e fido

camerier, ti destò dal sonno infido?

Se così fu, non era voce umana !

E dal cuore non mai d'affetti nido

o di pietra ricetto, dall'insana

mente un rimorso, una querela vana

sorse, e il ricordo in disperato grido.

Prima il fratello*, in un alon vermiglio                                             * Massimiliano

di fuoco e sangue, cadde come un fiore,

vittima del suo sogno e della gloria.
Ora Rodolfo, il primogenio figlio,

l'unico, cade vittima d'amore,

né si conclude la funesta istoria.

                                  
                                 VI


Mal si conviene, Asburgo, lo straniero

giogo a chi nasce libero e felice,

ché servitù porre non può radice

in mente eletta e in gentil spirto altero;

Forza non è giustizia a dritto vero,
né libito fa legge a ciò che lice ;

e se a principio tal si contraddice,

a vita serva l'uomo audace e fiero

elegge morte, ( il gran Catone insegna!),

o tutti i mezzi impiega a dar sollievo
alla sua gente oppressa, e l'oppressore

non teme; l'ira ne sfida, il furore,

l'orribil odio e la vendetta insegna !

Ben lo vedesti, o Asburgo, a Serajevo!

 

 

 

 

 

Franco Berardelli - i Sonetti-  1931, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
Scrivi un commento - Vedi i 2 commenti - Segnala
Martedì 2 febbraio 2010 2 02 /02 /2010 15:40
 

ll diciassettenne Berardelli carico di suggestioni della vita trascorsa nella cittadina catanzarese, approda a Roma; il padre rientrato dalla Somalia, ha un incarico nella città eterna.

Per il giovane Berardelli, Roma è una “scoperta”, un luogo dove si approda con lo smarrimento del cuore. Da studente nel Convitto Galluppi di Catanzaro aveva scritto una “Elegia Romana”. La scoperta della sua Roma segna il trapasso dello spazio arcaico calabrese allo spazio urbano della modernità .Berardelli ha grande rispetto per gli scrittori a sfondo “regionale”, in lui convivono due dimensioni che si illuminano vicendevolmente, basti pensare che nel dicembre del 1925 al Circolo dei Calabresi commemora il compianto Luigi Siciliani. Il suo scrittore preferito. Roma chiude la stagione dell'adolescenza e apre il periodo dell'apprendistato culturale che lo conduce alla maturità. Si iscrive all'università alla facoltà di Giurisprudenza. Quando ci si decide per un mestiere, all'inizio c'è sempre un tirocinio. Così è anche per chi scrive poesie. Versi che ci sembrano nati per grazia divina ma sono frutto di un durissimo apprendistato.

“L'Elegia Romana” del Berardelli nel 1936 venne da Davide Mastrandrea trascritta in latino e pubblicata su “Donna Italiana”. La rivista della Zopegni per molti anni continuò a pubblicare liturgie di cordoglio al giovane poeta, come perpetuo rito commemorativo secondo l'usanza del tempo. 






berardellifranco.JPG

ELEGIA ROMANA


 

Roma, audis? Roma, urbs divina ex urbibus una

aeternis aeterna, urbs orbis et ipsa, vocas?

 

Exspectans adsum,venio ad te. Sic redit exul

et patriam terram sic premit ore suam


prorsus ab urbe diu distractus. Te peto, Roma,

te quaero ut nidum quaerit hirundo suum,

 

teque volo ut carpens fugientis et ultima vitae

momenta os ori colliger et peream


dum tibi laetitia commotum pectus adhaeret,

spiritus et sistiens funditur usque tuo,


dum rubet irrumpens, sicut rubet occiduus sol,

sanguis miscetur purpureoque tuo


et vita et caelum simul uno ardore jugantur

et venam, ut juvenum, turgida vena petis.


Roma, audis? Roma, urbs divina ex urbibus una

aeternis aeterna, urbs orbis et ipsa, vocas?



Dulce vetat gremium nobis nitor ipse coruscus

et vestis niveum virgineumque latus.


Non aliter formam velabant pepla puellis.

Tu, qua succensus mundus amore fuit,


Roma potens, augusta, ferox, Roma inviolata,

omnes alliciens, omnibus et renuens,


consenti mihi. Tu titania germina nostri

Roma feres: vita hine, hinc novus orbis erit.



Hoc scio, coniugium nobils fatale futurum:

venae flagrabunt igne cremante meae


oscula funus erunt, tu prorsus perdideris me.

Hoc scio, Roma, tamen te moriturus amat,


te petit os ori cor cordi affixus. Adurar

ignibus, ipsa quibus tu modo corriperis,


attamen exsultans remeo ad te, Roma, tuumque

ad pectus, tantum si mihi forte semel


tecum vivendum est, tua si conceditur unquam

vita mihi, si das oscula, Roma tua.


Deficio exanguis, dea Roma aeterna, tibi ora

-nonne vides?- lacrymis sunt madefacta meis.


Vena fluit sensimque animos velamen opacat

amplexusque potens solvitur ipse meus ;


languida membra cadunt, laxantur brachia, rauca

vox mea singultu concutiente sonat.


Nunc pereo terram perfundens sanguine. At ultra

tecum vivam. Armis usque corusca simul


nos superabimus arva, memor numerabis avorum

et decus et famam, dum simul ulterius


trans pagos minime tecum, dea Roma, ferendos

ibimus et nobis pervia cuncta patent.


Tu vivens, expers ego vitae. Et sempre amores

larva mei repetam, sed memor umbra tui.


 

Oscula cantabo celebrandaque carmine membra

et pingues myrrhas aequoreasque comas,


quodque est omne tuum perfusaque sanguine rubro

ora, tuo factus corde poeta, canam.


Carmina cantabo sonitu properantia mortem

te te seu Charytes seu fera bella colas,


Roma pontens, divina mihi urbs ex urbibus una

aeternis aeterna, urbs orbis et ipsa, canam.



Marzo 1936 trad. David Mastrandrea








                     Elegia romana




O Roma, mi ascolti? O Roma città divina e la sola

eterna fra le città eterne, e tu stessa città del mondo, mi chiami?


Aspettando ti sono vicino, vengo verso di te.

cosi l’esule ritorna e cosi bacia direttamente con la

bocca la sua patria terra separato a lungo dalla città


Ti cerco, o Roma, ti cerco spesso quando la rondine cerca spesso

il suo nido e voglio da te che staccandosi anche gli ultimi momenti

della vita che fugge si raccolga bocca contro bocca e perisca

finché la gioia ti tenga stretto il petto commosso, e lo spirito

arrestandosi si fondi fino al tuo (spirito), finché rosseggi irrompendo,

cosi come rosseggia il sole che tramonta e mescoli il suo sangue

al tuo sangue purpureo e si congiungano la vita e il cielo

insieme in un solo ardore e una turgida vena, siccome giovane,

cerca un’(altra) vena.


O Roma, mi ascolti? O Roma città divina e la sola

eterna fra le città eterne, e tu stessa città del mondo, mi chiami?


Uno splendore per se stesso tremante e una veste

larga, bianchissima e pura, ci impediscono il dolce seno


non diversamente i mantelli nascondevano la bellezza

alle fanciulle


Tu, del cui amore il mondo fu acceso, Roma potente,

augusta, fiera, Roma imbattuta, tutti tenendo uniti e a

tutti opponendoti, acconsentimi.


Tu o Roma porterai i germogli titanici di noi: da

qui la vita, da qui ci sarà un nuovo mondo.


Questo io so: a noi è comune un futuro fatale

le mie vene arderanno di un fuoco che incendia, i miei

baci saranno la morte, tu comunque mi avrai perso


questo so, o Roma, tuttavia uno destinato a morire ti ama,

ti cerca attaccato bocca alla bocca e cuore su cuore.


Sono arso dal fuoco, nel quale me stessa tu poco

fa hai sorpreso, ma tuttavia esultando ritorno verso di te,

o Roma, e sul tuo petto, cosi tanto forte per me bisogna

vivere con te, se mai la tua vita mi sia concessa, se

dai tuoi baci o Roma


manco del sangue, o divina Roma eterna, per te le mie labbra

-non vedi?- sono bagnate dalle mie lacrime.

La vena fluisce e a poco a poco rende opaca l’anima

e il mio potente abbraccio per se stesso si scioglie;

le mie membra languide cadono, si afflosciano le braccia,

la mia roca voce risuona di un singhiozzo persistente


Ora perdo la terra versando sangue. Ma vivrò con

Te al di là.


Noi insieme con le armi supereremo persino i campi

tremolanti, tu memore canterai la fama e l’onore degli

antenati, finché unito con te andremo portandoci fin oltre

i villaggi, o divina Roma, e per noi si apriranno tutti

gli accessi.


Tu vivente, io estraneo alla vita. E sempre ripeterò

le mie furiose passioni, ma ombra memore di te


canterò i baci e le membra che devono

essere celebrate con la poesia e le pingui mirre

e le onde marine, canterò ogni cosa che è tua e la

bocca bagnata di sangue rosso, diventato poeta col

tuo cuore.


Canterò con strepito le poesie che avvicinano la

morte, sia che tu coltivi cariti sia le feroci guerre,

canterò o Roma potente, città per me divina ed

eterna fra le città eterne e tu stessa città del mondo.

 



Berardelli da "Penduli di mughetto"



dicembre 2007- Traduzione dalla versione latina prof. Mimmo Maisto






 

 

 

 

 

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
Scrivi un commento - Vedi i 1 commenti - Segnala
Sabato 23 gennaio 2010 6 23 /01 /2010 09:28

  La maturità è tutto- tutto sta ad essere pronti- sono espressioni scritte e dette da Shakespeare. La consapevolezza è quella di accettare quello che il destino ci riserva. Nel 1929 Berardelli pubblica sulla rivista “Nuova Cultura” di Napoli un poema di nove poesie dal titolo “Fiamma” dedicate alle donne amate e desiderate. Poesie che ci aiutano a capire la disposizione d'animo con cui Berardelli ha vissuto il suo dramma tra il cerchio della solitudine e l'altalena di una speranza di guarigione.

Le nove poesie di “Fiamma” ispirate tra il 1927 e il 1929, sette in italiano e due in inglese con traduzione, non sono soltanto un piccolo canzoniere d'amore, di una straordinaria vibrante tenerezza, ma assumono un significato più vasto, vanno considerate come un consuntivo di una esperienza umana,artistica e poetica di Berardelli. Il poemetto “Fiamma” apparso sulla “Nuova Cultura”sono esperienze amorose vere e/o false del giovane poeta martiranese. A quel che si dice il poeta fu preso dai lacci dell'Eros, durante gli anni universitari con la poetessa Antonella G. e durante la malattia con una vivace creatura Maria Annina C. Le poesie pubblicate trascendono il fatto privato, pur senza mai astrarne del tutto anzi mantenendovi aderenti, e si sollevano a un consuntivo esistenziale di una purezza e di una concentrazione lirica assoluta. Lo stesso Berardelli sembra suggerirci una prospettiva esatta di lettura: “ E' il tutto e il nulla ma Amleto nel sogno dimenticherà il dubbio terribile e indomo ”. Berardelli si è sempre spostato verso il lirismo simbolico, non solo con le poesie d'amore, ma soprattutto con “L'altra cosa bella”.

“Fiamma” è una novità stilistica di grande rilievo; l'adozione di un verso breve, di una poesia che vuole essere rivelatrice di un destino, così la donna si fa simbolo contraddittorio di vita e di morte. Il binomio amore e morte si rivela in tutta la sua drammaticità come forza di una storia d'amore che ha un inizio e una fine. In “Fiamma” il poeta sembra abbandonarsi alla speranza che “l'amore” possa sorridere veramente anche per lui, far affluire la vita dal gelo intorpidito nel quale ormai sembra esserci acquietato. La speranza di chi non spera più, e pur non facendosi illusioni è capace per un momento di assaporare tutte le dolcezze del sogno, di quello che potrebbe essere una fiamma, una luce mattutina che splende sui versi e i madrigali, specie nelle poesie in inglese. C'è in “Fiamma” una pacata accettazione del destino, l'intima persuasione che la meta finale non può essere la morte, il dolce nulla...Nella pacata rinuncia alla Vita, Berardelli può pensare senza intimo stringimento alla vita che continua per gli altri, al susseguirsi dei giorni, delle stagioni, al paragone di questo eterno durare che la sua vicenda con le donne è stato solo un flirt, una piccola impercettibile increspatura della superficie dell'esistenza che si è subito appianata.” ho terra, sii leggera su di lei poiché essa non gravò mai su di te.”



Un  dolce pensiero fanciulla, / dormire sognare la felicità / nel grembo, che ancora non sa / l'amplesso segreto / dell'uomo. / E' tutto ed è nulla, / ma Amleto / nel sogno / dimenticherà / il dubbio terribile e indomo./ Anch'io, / ho sete e bisogno / fanciulla, d'oblio !

Berardelli "Fiamma" 1929

all-amata-di-berardelli.JPG

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
Scrivi un commento - Vedi i 1 commenti - Segnala

Presentazione

Profilo

  • : Gli amici di Franco Berardelli
  • Blog Amici di Franco Berardelli
  • : Uomo
  • : Italia roma catanzaro
  • : di Berardelli delle poesie Fautore
  • : "Nessuna lontananza può contendermi il tuo volto,il tuo canto, il tuo dolore.Io sono simile a te, dolce fratello spirituale"...

Commenti recenti

Brano Chopin






Crea un Blog

Calendario

Marzo 2010
L M M G V S D
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
<< < > >>

Syndication

  • Flusso RSS degli articoli
Crea un blog su OverBlog - Contatti - C.G.U - Segnala abusi - Articoli più commentati