Domenica 5 luglio 2009 7 05 /07 /2009 16:40

Di Saffo si hanno scarse notizie, salvo un breve periodo di esilio in Sicilia, visse sempre a Mitilene. Nella capitale dell'isola di Lesbo, si dedicò alla direzione del suo Tiaso, una sorta di collegio per giovani fanciulle di nobili famiglie dalla cui atmosfera si ricava un'idea in base ai frammenti poetici pervenuti.
I versi di Saffo sono brandelli di un edificio perduto per sempre, sono suddivisi in nove libri tanti quanto le Muse della antica Grecia. Saffo ha inventato la poesia non solo coltivando la memoria del cuore come fa nei suoi versi, ma per sconfiggere il tempo e l'oblio. Saffo sapeva
bene che il fine ultimo del suo compito di "maestra" era quello di preparare le fanciulle del Tiaso all'incontro con lo sposo e il matrimonio. Saffo con la poesia acquista l'immortalità dell'amore. 

 


 

 

  XVI

 

"Vorrei per davvero, morire" / Piangendo, lasciavami spesso / dicendo cosi: / Ho ! Quanti dolori e dolori / O Saffo, soffrimmo. Mi duole / che tu resti qui, / ed io me ne vado - Dicevo: / Ma parti contenta e talvolta / ricorda anche tu, / che sai quanto io t'abbia amato, / ricorda: se no, quand'io voglio / chiamarti, non più /  Vivrai quell'ebrezza d'allora, / l'ebbrezze che insieme godemmo / laggiù, / che tu mi porgevi i tuoi serti / di rose e di timi intrecciati, / che tu / cingevi il mio tenero collo di fiori, e di rosee corone, / che tu / ungevi i capelli ondeggianti / con lucidi  unguenti di fiori - / Mai più !  

 

                                                                                                      (frammento 94 LP)



Cronaca di Calabria - Cosenza, 28 ottobre 1926.

 

SAFFO "liriche" traduzione metrica di Franco  Berardelli.

Franco Berardelli, il giovanissimo socio dell'Accademia Internazionale di Lettere e Scienze di Roma ha tradotto egregiamente alcune squisite liriche della poetessa di Lesbo. 
La traduzione metrica del Berardelli ha dei pregi artistici, ed è ben degna di essere letta ed ammirata da tutti i giovani amanti delle classsiche bellezze del vasto mondo poetico dell'Ellade.
Il verso del Berardelli scorre fluido, con incantevole melodia, e nella sua traduzione spira tutto il profumo e tutto il nettare della poesia mesta di Saffo.
Franco Berardelli è ancora giovane.
Ha dinanzi a se meta luminosa, che certamente saprà raggiungere con soddisfazione di tutti coloro che vedono in lui un artista volenteroso, degno figlio della Bruzia Gente. 
                                                                                                           G.P:

 

 

Sul frontespizio del volume "LE LIRICHE" di Saffo pubblicato dalla Mantellate di Roma sta scritto :


"Queste prime versioni voglio che siano dedicate ad un gran maestro: N.H.Comm. Prof. Giovanni Tancredi preside del R. Liceo  Galluppi Rettore delle scuole universitarie di Catanzaro. Per calda riconosconoscenza 

 

 

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Domenica 5 luglio 2009 7 05 /07 /2009 10:07

Arroccata su uno sperone che domina la valle del Misa sorge Arcevia. Fu fortezza inespugnabile e luogo strategico durante il ducato di Urbino, mantenne il suo nome medievale di Rocca Contrada fino al 1816.
L'amore di Berardelli per Arcevia è sincero e mai nascosto. Gli piace svelare questo sentimento agli amici come al maestro di musica Nicola Corsaro e al prelato  Giuseppe Gianfranceschi che gli dedica "ode ad Arcevia".
Di Arcevia lo attira il palazzo dei Priori con l'annesso teatro Misa, sotto la torre del palazzo del podestà sulla centralissima piazza, Berardelli e i suoi amici chiacchieravano fino a tardi, facevano lunghe passeggiate nella parte alta del parco Leopardi dove le distese di pini si aprono a uno splendido panorama. Tutto lo incuriosiva e lo attraeva, la noia non riusciva a far breccia in lui. Il 1931 è un'annata di folgorante creatività che succede alla illusione di essere completamente guarito dal male che lo attanagliava... Dopo la sua morte, la città di Arcevia per onorare la memoria del poeta, che sotto certi aspetti considerava suo, pose nell'ospedale civico di quel tempo una lapide con questa epigrafe: -  Il poeta Franco Berardelli dalla nativa Roma pellegrin d'amore chiedeva refrigerio alle aure balsamiche di questi colli - e con squisita lirica - Qual figlio di elezione celebrava le gesta di Arcevia. - Qui nacquero dall'agosto 1930 al settembre 1931: Il canto dei cantici. Baraonda. I sonetti. Salomè. - Che a lui sopravvivono-
Sarebbe interessante sapere se questa lapide è sopravvissuta al tempo che tutto frantuma in polvere.



Ad Arcevia

Ahi, me non novo peregrin d'amore / sospinge il fato ai tuoi ridenti colli, / per trovar pace nè sereni e molli / recessi d'ombra, o nei giardini in fiore! / Sempre una pena seguemi vicino, / dovunque io solitario e triste vada, / nè cerco sosta, nè conosco strada / che più facile renda il mio cammino. / Eppur, se nella notte mi soffermo / tra i verdi viali, o lungo un fresco rivo / m'assale a un tratto il plenilunio estivo, / nova dolcezza invade il cuore infermo! / Arcevia antica, nume tutelare / delle Marche rocciose; incoronata / dai colli: a picco, sulla gran vallata / che d'Appenin degrada fino al mare. / Combattiva e fedel; cortese al vinto; / pronta alla giusta e alla santa impresa, / nomata Propugnacol della Chiesa, Scudo di Cristo, da Nicola Quinto; / Roccacontrada, pria che il gran Pastore, / già d'anni carco di sciagure greve / Città d'Arcevia, con suo Augusto Breve / Ti salutasse a ricordanza e onore. / Degna di miglior tempi e maggior canti; / madre d'uomini illustri nella Scienza / e nell'Arti, prolifica semenza / di vescovi; rifugio degli oranti! /  Arcevia, nel ricordo luminoso / del tuo passato, nella pace austera / delle tue chiese, io, pellegrino, a sera, / cerco e trovo al mio animo riposo ! /  I tristi casi e i dolorosi oblio, / la lunga
lotta e la vicenda vana / della misera vita quotidiana; / e più mi perdo, più m'innalzo a Dio !

Franco Berardelli 1930


      
   

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Sabato 4 luglio 2009 6 04 /07 /2009 10:09

La Calabria nel 900 è stata troppo a lungo fuori dai contatti e dai circuiti della modernità e perciò la sua poesia ripeteva cose già dette. Secondo il critico Antonio Piromalli nella poesia calabrese è mancato il linguaggio di Montale.
I modelli poetici in Calabria di quel periodo sono costituiti da Carducci, D'Annunzio e Pascoli.
L'imitazione di Carducci faceva riferimento sopratutto al suo classicismo. Vincenzo Gerace fu il più grande carducciano calabrese.
Un'importante imitatore di D'Annunzio in Calabria fu Rastignac (Vincenzo Morello)con il suo estetismo di maniera. 
La poesia di Pascoli ha avuto nella nostra terra numerosi discepoli come: Luigi Siciliani, Giuseppe Casalinuovo.
Molti giovani poeti  del 900, come Berardelli inseguirono Carducci, D'Annunzio, Pascoli, ma soprattutto Guido Gozzano, affascinati dal suo eco crepuscolare
.
                                


Franco Berardelli
pagina estratta da - IL CALABRESE- fasc. 5-6 del 1947.

Franco Berardelli nacque nel 1908 a Roma ma tenne sempre a dirsi calabrese di Martirano donde i Berardelli traggono origine. Nel 1926 si manifestarono in lui i primi sintomi di quel male che lo fece andare errando per l'Italia in cerca di salute e di pace, lontano dai parenti e dalla sua terra. In un sanatorio, nella solitudine delle Alpi di Rogueda compose il poema "L'altra cosa bella" divisa in tre parti (la morte lenta, la morte triste, la morte bella) e nel 1931 pubblicò a Roma (Tip.Mantellate) i "Sonetti". A Roma morì consumato dall'etisia, il 10 marzo 1932.
Numerosi sono i lavori a stampa e quelli inediti (tra i quali è L'altra cosa bella) lasciati dal Berardelli. Alla sua morte non mancò l'esaltazione che la pietà del caso favoriva e il poeta fu celebrato a Roma, in Calabria, in America, piazze e strade presero il  nome di lui. Gli s'innalzarono monumenti ( New Castle. USA ecc.) e certamente se si considera la tragica sorte di una così nobile anima, lo spasimo da cui venivano voci sì belle di poesia, si è indotti a quell'esaltazione ma non si è più nella critica essenziale, si scivola nella psicologia, per cui riteniamo che una migliore misura nel giudizio innalzerà il Berardelli che ormai non ha bisogno di essere esaltato per la giovinezza spezzata ma per quel tanto di poesia che ha effettivamente realizzato. Per la morte immatura non espresse quanto avrebbe potuto esprimere ma lascia alcune cose originali e belle le quali danno sicuro saggio di quel mondo vivo e nuovo che si agitava in lui chiedendo libera voce, rimane in ogni caso un piccolo episodio poetico che onora la Calabria, pur incarnando la contraddizione - insita nella tradizione regionale - fra il sentimento soggettivo e il classicismo di scuola. Romantico gozzaniano, il Berardelli ne "L'altra cosa bella" si riscatta, più che nelle altre opere, dalla servitù formale: esteticamente il poeta ha superato spesso il dolore della carne e noi non avvertiamo in questo poema il grido di chi soffre e muore ma nella compostezza della rassegnazione notiamo una sintesi di quegli elementi che prima e dopo sono in lotta.
                                                                                            

  Antonio Piromalli  

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Domenica 28 giugno 2009 7 28 /06 /2009 10:19

Catullo è il poeta della giovinezza e dell'amore sentito sia come bruciante passione sia come affettuoso legame che dura una vita. Catullo è il poeta dell'amicizia, della gioia, dell'odio che nasce dall'amore tradito, della malinconia che suscitano i ricordi vagheggianti e indimenticabili del passato.
Berardelli tradusse Catullo. Alcune elegie nella sua traduzione conservano quella spontaneità di affetto e quella bellezza di immagini del  grande lirico  latino. Nella poesia "per la morte del fratello" il giovane Berardelli ha trafuso tutte le armonie e tutte le tristezze della sua nobile anima, e ci ha dato un piccolo capolavoro, una gemma che fa ricordare le migliori traduzioni.





Per la morte del fratello  (101)

Spinto per molte genti e molti mari / fratello, giunsi qui per dare i tardi / onori a Te; per darti il dono ultimo, / ch'è dovuto alla morte, e per parlare / invano, invano, alla tua muta cenere: / giacchè il destino mi ti tolse, o caro / fratello, dalla morte prematura / strappatomi all'affetto. Ora ricevi / queste offerte, che grondano di pianto / fraterno, che ti son dovute in triste / dono, secondo antica costumanza / degli avi. O fratello. io ti saluto !


L'autore era ancora studente quando pubblicò nel 1925 per i tipi delle Mantellate le traduzioni ritmiche di alcune ELEGIE di Catullo e Tibullo. Il volumetto  al suo interno porta la seguente dedica:  alla più dolce creatura - a mia madre, march. Ada De Cinque Quintili - 

 

 

 



 

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Sabato 27 giugno 2009 6 27 /06 /2009 17:59

Ogni biblioteca per me è sacra come una chiesa. Ho consultato ancora la rivista "La Donna Italiana". Franco Berardelli iniziò a scrivere su questo mensile femminile a diciannove anni nel 1927. Sul numero di settembre di quell'anno nella rubrica " recensioni della rivista" fu segnalato il suo poema dal titolo "Il canto di San Francesco" edito dalle Mantellate di Roma.
Dopo la morte del poeta, la rivista continuò a ricordarlo, pubblicando  sul numero di settembre del 1932, nella rubrica "Uomini e donne della nostra epoca", una fotografia, con una breve nota critica sullo stesso "canto di San Francesco", poema scritto in ricorrenza del VII centenario della morte del Santo d'Assisi nel 1926. Il canto francescano diede notorietà al giovane poeta, perchè fu letto e commentato in una trasmissione alla radio italiana il 9 gennaio del 1928.
La figura del santo e le sue gesta furono scritte anche da Gozzano nel 1916, nella stesura di una sceneggiatura per un film su San Francesco. Tutto ha un inizio e una fine...
Il componimento di San Francesco fu incluso nel 1963 dal Foderaro nell'opera postuma "L'altra cosa bella". 
 

      per la purezza che non ha confronti pel sacrificio che non ha confini, 
      dal mare ai monti, resi immortali dalla sua memoria, frate Francesco
      oggi rivive in tutta la sua gloria!



Il MESSAGGERO - Roma, domenica 4 settembre 1927

Il Canto di S. Francesco di Franco Berardelli
Roma , tip. Mantellate 1927, (L. 6,00)

Fra i tanti canti ispirati dalla figura del poverello, questo del giovane poeta calabrese Franco Berardelli si distingue subito per la schietta vena poetica che esso rivela, per l'ampio respiro, per il felice movimento lirico. La figura del santo si disegna nitidamente in quattro momenti - la vocazione, la regola, le stigmate, il trapasso - sul verde fondo del paesaggio umbro, reso con tavolozza sicura ed espressiva. Non tormentate ricercatezze di forma, non vuota enfasi,non pesanti sovrastrutture celebrali, in questi versi: ma sincera commozione, mano agile, efficace sobrietà. E' questo un piccolo merito per un giovane poeta.
L'opera di Berardelli merita quindi di essere conosciuta e apprezzata.


 



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