Venerdì 18 dicembre 2009
5
18
/12
/2009
07:05
Dopo la prima guerra mondiale in base al patto di Londra, l'Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia
settentrionale incluse le città di Zara, Sebenico e Tenim. All'annessione si oppose il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, appoggiati dal presidente americano Woodrow Wilson. Con il
trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, la Dalmazia venne alla fine ceduta allo Stato Sud-Slavo, (Jugoslavia),con eccezione di Zara, delle isole Lacoste e Cazza che divennero
italiane.
Il regime fascista fuse tutte le associazioni pro-Dalmazia nel "Comitato di Azione Dalmatica" allo scopo di uniformare alle direttive del Regime e di rendere sempre più omogenia l'azione per
la difesa dell'italianità e i diritti dell'Italia nella Dalmazia.
.
L'ode
Alla Dalmazia
Va con ritmo barbaro d'un'ode
che, primo,ne la bianca Mitilene,* * isola della Grecia patria della poetessa
Saffo
Saffo la bionda, l'infelice Saffo,
trasse dal cuore!
Dolci richiami, tristi appassionate
Querele* al sol, che tutto vede e ode * lamentele
ed
all'Egeo spumante, abbandonava
ella, cantando;
E come stormi di veloci alcioni* * specie di uccelli marini
librate in corsa sulle limpid'onde,
le melodie d'amore e le canzoni
giunsero a noi!
Vola sul verso che a l'Ellena Musa
rubò Carducci,* in nostro stil recando, * Carducci in molte sue poesie si
rifece ai riti greci
per render meglio riti, fasti e istorie
de la sua gente!
Strofe, che chiudi nel tuo breve giro
l'ansioso volo degli endecasillabi,
ti ripieghi, a un tratto, mollemente
sovra un
quinario*: *
verso di cinque sillabe
Strofe costrutta e salda, cui non giova
ne la vana dolcezza d'elegia
né di giambo furor, ma rude forza
d'un' epopea,
Vola sul mare Adriatico sonante,
che se divide i lidi dell'Italia,
le menti, i cuor, gli affetti non disgiunge
italiani*
* descrizione della coste e
del mare di Dalmazia
Ed i paesi, che di verdi colli,
o di selvaggi monti s'incoronano,
e le città ridenti, addormentate
lungo la costa,
e l'isole emergenti su dall'acque,
bianche nel manto della nuova luna,
che sembrano, al nocchiero, da lontano
Dorsi di Ninfe;
I laboriosi figli della terra
e gli audaci del mar navigatori,
tutta l' Illiria stirpe,o strofa, a nome
Nostro saluta!
Io ti ricordo, o Gente di Dalmazia
Antonio Baiamonti.* Palmo a
palmo, *
patriota di origine dalmata
all'invasione e, alla barbarie Austriaca,
sempre contese
Il suo natio. Ma venne Lissa e
l'onta*!
* vergogna
Infracida la salma di Persano,
e da un'isola all'altra la sospinge
il mare giusto!
Così nei tempi antichi , i parricidi *,
chiusi in sacchi di cuoio
impenenetrabile,
abbandonati ai venti e alle tempeste
della scogliere,
* allude a un tipico supplizio di quelle terre
Di qua di là senza riposo o sosta
vagano, respinti dalla terra,
sbattuti in acqua,privi d'aria, preda
degli elementi!
Ma gli altri, quelli all'infame resa* *quelli che a una resa
disonorevole
Morte gloriosa elessero,e, tranquilli, preferiscono
una morte gloriosa
sui ponti di comando, i visi e gli occhi
volti alla Patria,
Lentamente nell'onde inabissarono,
Teti* raccolse nelle reggie occulte, * madre di Achille, ninfa abitatrice del
mare
e il canto dei poeti ancor pel mondo
rende immortali.
Lissa! Quante speranze e quanti sogni
distrutti già Giuseppe Garibaldi,
contro le mene e gli odi dè massoni,
s'apparecchiava
Con una squadra di camice rosse
ad aiutar gl' insorti; e alla funesta
nuova dell'onta, sanguinò l'augusto
cuore ribelle.
Kvaternik,* biblico angelo pugnace, * *Eroico patriota dalmata, *
depone
l'armi, e il doloroso esiglio *
combattivo
aspetta e nel silenzi e nel tormento
par che s'addorma!
Ma all'animo del prode agitatore
quiete infeconda e facile repugna
e la vision s'affaccia de la Patria
dilaniata.
Raccoglie e chiama a diana* i suoi compagni * sveglia
e, come dardo da tes'arco scocca
su Plaski, vince, passa e l'accompagna
canto e
peana*
* di vittoria
Ma la subdola morte lo raggiunge
in nuova pugna, presso l'avanguardia
dei suoi; con gesti e rapide parole
incita e sprona;
Ali di fuoco, a un tratto lo avvolgono.
Nembri di piombo e turbini l'accecano;
cade sul suolo e dice in un sorriso:
"ne ho abbastanza".
Io ti ricordo o gente di Dalmazia,
il vile tradimento di Rapallo.
Pochi falsari, in nome del diritto,
pochi venduti,
Te stirpe nostra, alle straniere mire
cedean. La voce d'Ercolano Salvi
sonò a raccolta; e all'avvenire disse:
"noi protestiamo,
Noi protestiamo contro la rinunzia
che il Governo di Roma dell'Illiria
Itala terra contrattò con uno
Stato inimico !
Che il destino più giusto e più sapiente
degli uomini, allontani dall'Italia
la minaccia, che per il nostro mare
ceduto ad altri,
Ormai perennemente le sovrasta!
Ai popoli lanciata la protesta,
dopo due giorni, si spegnean per sempre
la voce e l'uomo!
Ma lo spirito diviso dai legami
* * lo spirito di patria e libertà
e dagli affetti, sorvolò sull'aria,
Atttinse luce, e il cielo degli eroi
puro, l'accolse.
Io ti ricordo,o Gente di Dalmazia,
il Natale di sangue: con alterno
modo, nasceva nell'antica grotta,
il Redentore,
E nugoli di angioli canori
correano il mondo, agli uomini annunziando
pace in terra, ed osanna e gloria a Dio
negli alti cieli.
Pace?...Che pace ? Il sangue dei fratelli
riempie le fosse ed arrossava i fiumi
Zara la santa, Fiume la gagliarda,
Spalato forte
Videro, nei tramonti decembrini,
lungo le strade e nelle vaste piazze,
infrante membra come antichi
Anfiteatri;
E un uomo Caino,* da l'esausta Roma * un traditore ( ma chi?)
plaudir, ghignando, alla carneficina,
all'agonia di mille legionari
italiani.
E d or che nova gloria il fato adduce
a questa Patria vittoriosa e sacra,
il genio della stirpe si risvegli
e canti al sole:
" un giorno sorgerà, Dalmata gente, * auspicio di
una Dalmazia Italiana
in cui, con gloria, sulle tue marine,
sui tuoi confini, il tricolore vedrai
spiegato al vento" *
Che non tardi quell'alba di risveglio
quando il ruggito del Leone Veneto
trascorrerà di lido in lido, nunzio
d'era novella !
Questo l'augurio, il desiderio, il voto
che affido alle aure e, sulla nebbia bassa
solcando il mare Adriatico, ti porta
la mia canzone.
Ascolta: dal mio animo vorrei
trarre un canto che innalzi Monumento
all'insidie del tempo ed all'oblio
Aere
perennius.*
* col suono più perenne
La tua storia sì fulgida* m'ha avvinto
* splendente
onde sol temo, che a l'eroiche gesta
poco convenga la parola oscura
di ultimo vate!
Ma amor mi detta e guida, e per l'amore
di cui la strofe saffica*
ritova
forza e sostanza, o gente Nostra, accogli
l'umile
canto.
*
probabilmente la strofe saffica è il metro poetico
adoperato
da Berardelli nella presente ode
Franco
Berardelli 1930

Commenti recenti