Domenica 29 marzo 2009 7 29 /03 /2009 11:49
I ricordi sono immagini e parole, frammenti e sequenze, che conserviamo nella memoria nel nostro archivio del cervello. Più si usa la memoria, più si ricorda la persona che è venuta a mancare. Colui che non è ricordato è destinato all’oblio.
Molto tempo fa, quando Franco morì giovanissimo di tisi lasciò la bellezza e l’amore dei ricordi e una ferita aperta nella memoria dei suoi familiari.
Nel 1963 con un gesto di gran forza innovativa di  Salvatore Foderaro, pose fine all' elaborazione del lutto, dando alle stampe “L’altra cosa bella” rimasta per lunghissimi anni inedita.
Con la pubblicazione postuma di quest’opera, Foderaro diede modo alla famiglia Berardelli di riscattare la ferita della perdita del poeta. La memoria è il corpo che vive di ricordi,  materia costantemente chiamata in causa. S’inizia a “rivivere” nel momento in cui la memoria si rigenera dei ricordi passati...







  Ecco che vengo alla tua Martorano
  per farti scorta all'ultimo ritorno,
  mentre marzo di verde rende adorno,
  o fratello,il tuo bel suolo montano.
  T'attendono esultanti,tutte intorno,
  l'ombre amiche d'un mondo sovrumano,
  per ridirti cantando che non vano
  fu,se pur breve,il pallido tuo giorno.
                   Keats,cui t'acomuna amore e fato,
                     primo ti viene incontro, e Leopardi
                     qual fratello minor ti vuole a lato.
                     Svolano in cielo canti in cui t'allieti,
                     e Shelly, mentre dolce lo riguardi,
                     all'Isola ti chiama dei Poeti.





Casalinuovo Giuseppe (1885-1942)

Fu un valoroso giurista,  poeta sensibile e apprezzato conferenziere. Nel 1933 rievocò la figura di Franco Berardelli nel teatro Italia di Catanzaro. Fu incaricato a completare il terzo atto dell’operetta “Baraonda”, scritta da Franco e musicata da Nicola Corsaro.

















Salvatore Foderaro (1908-1979)

Conobbe e frequentò il poeta prima ancora che sposasse la sorella Gina. Studiarono insieme all' Università la Sapienza e militarono nel comitato d’azione dalmata al Palazzo Braschi.
Foderaro amico e poi cognato di Berardelli  potè attingere a documenti privati in via esclusiva, sia per commemorarlo a Nocera Terinese nel 1934, sia con articoli successivi su riviste. Nel 1963 fu curatore per la pubblicazione postuma de “L’altra cosa bella” di Berardelli, opera con alcune imprecisioni e omissioni su varie liriche fondamentali del poeta.   
    
Di Tommaso da Martirano - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Lunedì 23 marzo 2009 1 23 /03 /2009 20:38
Ritorna la primavera e torna il ricordo di Franco. Sono trascorsi cento anni, ma un poeta non invecchia e non invecchierà, rimane fermo nella sua primavera senza il gelo e la nebbia dell'inverno che offusca l'occhio e fa dimenticare. Abbiamo scritto più volte di Franco ed è sempre poco. Franco non ha scuola,  ma fa scuola. Invano lo paragoniamo ad altri, ricercando le assonanze e le similitudini. La sua poesia è complessa, sebbene lineare, è classica e pur moderna. E' stilisticamente scorrevole e piana, doviziosa e piena di contenuto. Lasciamo ad altri il compito d'indugiare analizzando gli aspetti multiformi dell'arte di Franco Berardelli.
Nostra intenzione è di ricordare brevemente il poeta, ciascuno può contribuire con il proprio apporto al ricordo del giovane lirico e diventare suo amico.

  






















Jolanda Monaci Bencivenni
 
                               
Scrittrice e redatrice di "Donna Italiana", sbalordita per tanta produzione in si giovane età del poeta immaginò che l'anima di Giuseppe Mazzini fosse discesa dagli spazi immortali per incarnarsi nel corpo del Berardelli.         

 
                                                                                                                                                                                    HIlda Montesi Festa  

Fu per diversi anni bibliotecaria nella nazionale centrale V. Emanuele di Roma, scrisse su varie riviste,  fu la prima  donna a fare una conferenza all'Arcadia di Roma su Franco Berardelli nel 1933                                                       
 
                                                              
                    
  Alfredo Baccelli

Roma 1863 - 1956 Fu ministro e senatore del regno oltre che poeta e romanziere. Legato da lontane parentele con la madre del poeta (Ada de Cinque). Scrisse: "Sul mio tavolo non vi è che una fotografia: quella di Franco Berardelli che di poeti per me non c'è che lui" .








             
Di Tommaso da Martirano - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Domenica 22 marzo 2009 7 22 /03 /2009 11:19





Osservo la sua fotografia di giovane uomo esile, patito, con un’espressione ostinata e tesa.
Mi chiedo se cercandolo per tutto il pomeriggio, di domenica sia riuscito ad incontrarlo.
Dopo aver camminato sotto i cipressi all’ingresso del cimitero. Dopo aver chiesto ai più anziani del paese generiche informazioni, ho scoperto che tutti sapevano che il podestà aveva un nipote poeta. Dopo aver trovato la cappella di famiglia, sostato sulla sua tomba, spiato dalla feritoia del cancello le foto e letto le scritte… dopo tanto cercare, ora mi domando se l'ho trovato.
Nel cimitero immobile tutto tace, nessuno si avvicina, non c’è un filo di vento, eppure ad un tratto sento un rumore di fronde, scosse. Improvvisamente le cime dei castagni oscillano senza un motivo apparente, si piegano, si scuotono qua e là. Le foglie scosse si aprono e i raggi del sole s’insinuano con brevi lampi fuggevoli sulle tombe. Fra ombre e luce anche la cappella Berardelli ad un tratto s’illumina, sfiorata da un biancore lievissimo che esita a sparire. Nel ritrovato silenzio sussurro: ” Non voglio né l’ombra dei verdi cipressi, né un fiore sul marmo che chiuderà le mie ossa, non vane parole scolpite, null’altro che il sole e l’oblio”. Per pochissimi secondi ho provato una sensazione di nostalgia penetrante e  dolorosa, soltanto qui ho sentito la simultaneità dell’essere presente e assente nello stesso tempo. Nostalgia di un incontro mancato. Mancato? Forse. So che continuerò a cercare a lungo e tenacemente. Aspetterò una risposta ad una domanda non precisa, neppure formulata, poiché le parole premono cariche d’attesa e si spengono nell’attimo che si pronunciano. Forse non ci sarà né una domanda né una risposta.


Di Tommaso da Martirano - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Martedì 17 marzo 2009 2 17 /03 /2009 21:12



Il mio passato

Nel tuo sguardo di bimba che moriva
lieve in un velo tenue di celeste,
vidi l'immensitàdi mille feste
d'azzurro:nel tuo occhio rabbrividiva
come la nostalgia di un vagabondo
desiderio lontanod'altri lidi
versoil sogno fuggente. In te rividi
un Franco Berardelli d'altro mondo.
E ti guardavo triste immensamente
nei chiari occhi soavi ed espressivi:
oh come allora vi s'apprivan vivi
i sogni della gioventù fervente!
Io guardo ancora te (coi miei ricordi)
che porti innanzi a me d'adesso il me
d'un'altra volta e mi domando se
sono quell'Io che tu così ricordi.
Ritorni con il vento e mi riempi
il cuore d'una strana nostalgia.
Non è più, non esiste più(va via!)
Quel Franco Berardelli d'altri tempi
                                        
                                         (11.6.1925)









Sul lato sinistro del nuovo paese si estende ad imbuto il cimitero, impregnato di frescura, di cipressi e di castagni. Ogni volta che passo da lì a piedi o in automobile il mio sguardo si ferma tra il verde cupo delle piante. L’ombra gioca con i riflessi della luce e il fruscio dell’aria in silenzio. Lo sguardo cade con velocità su quella fiamma di verde, che sospesa a filo di vento, mi fissa a sua volta dall’alto della via sopra la strada provinciale.
Il 18 marzo 1932, uno studente universitario, poeta di 23 anni con la camicia nera abbottonata fino al collo e la “Divina Commedia” di Dante tra le mani, fu tumulato in questo piccolo camposanto.
Franco Berardelli morì di notte in una clinica di Roma il 10 marzo del 32, ma per sua volontà volle essere seppellito a Martirano, “Tu, padre, che vedi sfiorire/ la mia giovinezza/ a ogni soffio di vento, / quest’è il testamento/ che, senza tristezza, / ti lascio”.



Di Tommaso da Martirano - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Lunedì 16 marzo 2009 1 16 /03 /2009 23:08


Siamo venuti in queste strade a cercare i luoghi dove Franco Berardelli ha trascorso un periodo della sua breve vita, ma non ne rimane traccia. Sono trascorsi troppi anni e quel poco rimasto non è testimonianza sufficiente per conoscerlo nei particolari. Tutto ha un aspetto consunto disperato, lontano. E’ la traccia materiale di una presenza corporea da tempo dissolta che manca in questi luoghi. Forse sta tutto qui il segreto della breve vita di Franco Berardelli: l’oblio, l’essere dimenticato. E’ questa la tensione che troviamo in tutti i suoi versi, il piacere dell’oblio.

La storia di Franco Berardelli è tanto sottile, sembra una piccola ragnatela in un angolo di muro, sembra tanto vera che soltanto a guardarla un po’ da vicino scompare. Paradossalmente è rimasta qualcosa che ci ricorda il suo nome, la persona, l’esistenza della sua poesia che poche persone conoscono. La sua lingua non è morta.

Di Tommaso da Martirano - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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