Mercoledì 15 luglio 2009
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Ho letto di recente i "Sonetti a Orfeo" di Rainer Maria Rilke. In quest'opera c'è tanta mescolanza di vita e di
morte,i sonetti furono dedicati a Wera Ouckama Knoop morta di leucemia a diciannove anni. Attraverso Wera, il poeta Rilke scopre nell'intreccio tra i due regni, quello della vita e quello
della morte, un terzo nuovo regno, un altro tempo diviso con coloro che sono morti e coloro che verranno dopo di noi. La terza cosa non è vita e non è morte, ma un estremo confine dove il canto
della poesia salva le cose e le redime dalla caducità e le fa proprie.
Penso che Berardelli giunse a questo confine invisibile. Anch'egli come Rilke , scrivendo "l'altra cosa bella" ha cercato quella fine solo intuitiva attraverso l'inferno della tisi, fino
alla rivelazione che le cose possono essere salvate con "l'ausilio poetico" in un'opera che contiene tutto, la luce e l'ombra, la chiesa e il cimitero, il fiume e la montagna, la memoria e
l'oblio, la vita e la morte. In questo spazio intermedio chiamato da Rilke "terza cosa" non ci sono angeli, Orfeo è la divinità che muore e rinasce nel canto, come nella filosofia classica tutto
ciò che muore lascia il posto all'idea.
Disperazione
O madre mia, or che finito il canto / Dolce e nel cuore lugubri cipressi / Tendon le cime e tetro camposanto / Innalza i marmi biancheggianti e spessi / Dove s'annidon l'upupe e il pianto /Dei
salici con rapidi e dimessi / Rami cinge le fibre e l'ancoranto. / Sul limitare con sinistri amplessi, / il dubbio morde l'anima passando / profondi solchi scava : il cimitero / Rifuge d'un
chiarore a quando a quando / che è la pallida traccia d'un sentiero / luminoso che via va lontanando / E giunge al culmin dell'umano pensiero.
Franco berardelli "Voci della notte"
pubblicata su Cronaca di Calabria 10 0ttobre 1926
Di Gli amici di Franco Berardelli
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Pubblicato in : poesia e critica letteraria
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