Sabato 12 settembre 2009 6 12 /09 /2009 11:39


Nel 1975 Giampiero Nistico, nei saloni della biblioteca comunale di Catanzaro tenne una conferenza su "Franco Berardelli e l'altra cosa bella".
Il testo usato da Nisticò per la conferenza era stato parzialmente pubblicato su "Calabria Letteraria" nel dicembre 1974.                                                     La morte è tema predominante nell'opera berardelliana,la si può paragonare ad una spina nel sangue. Il poeta cosciente del suo male, acuisce la propria componente crepuscolare di morte, quel morire che nessuna salvezza affranca. La penicillina era ancora sconosciuta in Italia,fu importata dall'America nel dopo guerra. Nel sanatorio di Prasomaso,il poeta vive come in una dimensione di universo parallelo, da cui si può contemplare, sia pure con gli stessi occhi "l'altro" Berardelli. Attraverso "l'altro" può spiare, osservare la vita comunitaria del sanatorio,i banali ma a volte anche interessanti discorsi con i degenti, le speranze e le fughe progettate,le gelosie e gli ozi strazianti nelle corsie dei padiglioni dell'ospedale Umberto I. 
Su questa " montagna incantata" si muore comunque. La morte si fa sentire prima come il "rauco" di un respiro, poi si muta in rantolo e singulto estremo. Berardelli s'innamora della vita e  mantiene vivo quest'amore attraverso la memoria, nostalgia del passato di eroi. La morte è l'opposto della vita, dell'esuberante vittoria. I malati del sanatorio sono creature pucciniane:  Manon e Mimì sacrificate alla morte.  
Nell'atto estremo si sente il malato," Dottore, dottore è finita!".
Mi chiedo come la morte possa aver aiutato il poeta a comporre i suoi versi e la sua vita.  Io penso che lo abbia aiutato ad indirizzare i propri pensieri, le proprie emozioni verso un destino indecifrabile. In una parola a poetare. La morte è sconfitta attraverso la forza della scrittura,  ma soprattuto per amore della Vita. 

      


Giampiero Nisticò - nato a  Trieste il 24/11/ 1940
morto a Cardinale il  30/1/ 2003


" Qual è il canto del Berardelli: quello della Vita, o quello della Morte?  Vita e morte si confondono, pur mantenendo una differenza concettuale, come due entità poste sullo stesso piano in un Universo ed in un Anti-Universo. E' facile vivere, è facile morire; è difficile vivere e morire. Vivere è coscienza di vivere; morire è coscenza di morire: entrambe presuppongono un'accettazione anche inconscia di base. Ma avere coscienza di vivere  e di morire è diverso: dalla drammatica conflittualità del contrasto, si può uscire con la rassegnazione o con la lotta. In Franco Berardelli le due componenti si intersecano, si integrano, si dissociano in un alternarsi di slanci e di ricerca d'interiore rifugio. Il fratello Catullo, il veronese dal dolcissimo canto, gli brilla negli occhi e gli sussurra a fianco: "Maledette voi siate, o tenebre dell'Orco, ch'ogni cosa bella inesorabili rapite!". E il fratello Chopin ruba la magica tastiera alla piangente contessa Potocka, e le sue agili dita aiutano il poeta a spalancare la porta sul gran salto. " 
 ( estratto  da "l'altra cosa bella" - Giampiero Nisticò - Calabria Letteraria, n. 10.11.12. anno1974)  

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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