Sabato 19 settembre 2009 6 19 /09 /2009 10:43

Il pensiero berardelliano è imperniato dalla cultura inglese, francese e dal classicismo decadente. I numerosi influssi cercati, subiti e talvolta ostentati, non pregiudicarono la sua opera, anzi ne garantirono e legittimarono il suo lavoro.
La morte continuò ad essere la sua grande ispiratrice. Nel 1931 sul numero di luglio della rivista "la Donna Italiana", Berardelli presentò "Suavis" un elogio funebre  per  una  sua giovane amica morta in giugno. Il componimento è alimentato da una profonda commozione romantica. Berardelli con "Suavis" lasciò una sua impronta personale, scrisse di un destino uguale ai fiori che odoravano e vivevano un giorno senza rimpiangere nulla.
Morire non è come crediamo, spesso è un evento assurdo e privo di senso. In "Suavis", il poeta, senza sminuire il dolore e il lutto, vuol farci capire come il tempo che precede la morte sia utile al compiersi di una persona come ad ultimare la trasformazione di chi le sta accanto.
Il professore Alessandro Marracino, genitore della defunta, nel ringraziarlo scrisse:" Il dono è tornato sommamente gradito, anche perchè mi è parso un tributo, che tu hai voluto rendere, al grande affetto, che io ho portato sempre a tuo padre, ed un pegno per quel pò di bene che tu mi vorrai in avvenire...".  Il giovane Berardelli evocò e pianse questa dolce ragazza varie volte nei suoi versi come nella lirica "All'amata" e nella raccolta "Fiamma".

                          SUAVIS

Ella non  fu di questo mondo, e quando le anime elette, liberandosi dall'involucro mortale, torneranno alle sfere, donde partirono, piangono gli uomini, ma cantano gli angeli.
Noi ci rattristiamo. Accolti intorno alla Nobile Famiglia,di cui Ella era vanto, partecipiamo intensamente al comune dolore, stupiti che una  si ridente giovinezza, di schianto si sia abbattuta, anzitempo, sotto la raffica di un male senza rimedio. Noi,  uomini ancora vestiti di carne, schiavi delle sensazioni e dei desideri, materiali di sofferenza, perseguitati da avversi destini, malati ancora di morte, innalziamo pianti elamenti, maledicendo la sorte che tutte, una ad una le cose più belle sottrae alla nostra ammirazione e al nostro affetto.
Ma gli angeli, in cielo, cantano; come quando, ventando con le grandi ali sui voli esangui delle giovinette martiri ne sollevano i corpi martoriati fino all'Empireo. Altre mani, hanno accolto l'anima di SUAVIS: quelle  stesse che, prime s'imposero sulle teste dei giudei, versando l'acqua della purificazione: quelle stesse che ogni anno (io ne sono sicuro) il 24 giugno raccolgono gli spiriti dei trapassati in grazia di Dio, e li spingono verso il trono del Giudice.

                                                                      *** 

Suavis, piccola figura balzata viva da una qualche tela d'angelo musico di Melozzo da Forli; fanciulla mite di nome e di fatto, che dall'illustre genitore traesti acutezza d'ingegno, squisita sensibilità artistica, arguzia scintillante e spontanea, e con la dolce madre gareggiasti in bontà di cuore, in ardente spirito di virtù, di rassegnazione e pazienza; Tu sei passata, sorridente e sognante, quasi trasvolando, su questa terra ingrata e malvagia!
Anche tu...
Troppo presto, è vero; ma questo è il destino dei fiori, che vivono un giorno e non rimpiangono e odorano...
"Mai elle etait du monde
 où les plus belles choses
 ont le pire destin
 Et, rose
 elle a vecu
 ce que vivent les roses :
 L'espace d'un matin!" 
                                                 (Malesherbes)
Ora non più rimpianti-
la tua anima sta nella luce. 
Il corpo riposa, chiuso in quattro assi,
all'ombra degli impassibili cipressi, che 
non sanno piangere.      


Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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