Giovedì 10 dicembre 2009
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La bellezza, la passione, l'idea e lo stile:un repertorio ingenuamente simbolista di estrazione gremisce la poesia
che dal 1924, Berardelli sedicenne ardente studente , scrive nel Convitto Galluppi di Catanzaro. Il ragazzo fu guidato dal padre Giulio Antonio ( alto magistrato) sulla via della
letteratura di Carducci e Pascoli, ma è sulla strada appena intravista del decadentismo e del simbolismo che il giovane Berardelli intraprende il suo cammino. Sicuramente lo avevano
preparato a questa "scelta" i discorsi letterari e filosofici ascoltati in famiglia, le letture disordinate e eccitanti che gli consigliavano il padre e gli zii, tutti per apertura intellettuale
e per curiosità culturale, molto lontani dal verismo locale e vernacolare calabrese. I Berardelli erano dei liberi pensatori nazionalisti successivamente si identificarono nel fascismo con
Mussolini. L'ambiente familiare che circondava il giovane poeta aspirava alla raffinatezza di una cultura aristocratica, venata di decadentismo, quanto di ideali di giustizia sociale, adoravano i
miti e le glorie della storia del Risorgimento e la nuova era mussoliniana. Una realtà viva con la maiuscola, da non confondersi con le equivoche volgarità di un "naturalismo" considerato
accidentale e anneddotico. In questa atmosfera e sotto tali guide, si formò Franco Berardelli, costretto a restare spesso lontano dall'università per frequenti malattie e gelosamente curato e
veramente "formato" dal padre. Filosofia, poesia antica e moderna, politica, lingua francese ed inglese, furono le sue vere materie di studio: uno studio s'intende caotico e appassionato, quale
può essere quello guidato da autodidatti intelligenti. Passano sotto i suoi occhi accanto alle opere dei classici greci e latini, Dante, Leopardi,Musset, Shelley,Keats, Wilde, D'annunzio e
Gozzano. Fu un lettore accanito, entusiasta nei suoi lunghi giorni di convalescenza e impresse nella memoria migliaia di versi, di citazioni, un patrimonio di parole alate, di concetti, di
massime, di rime eleganti e misticheggianti. Un repertorio tra il "enciclopedico" e il "confusionario" che ebbe poi a disposizione sempre per meravigliare anche i più smaliziati dirigenti e
intellettuali di Roma.
Anton Giulio Berardelli 1880 - 1963
A
mio padre
Con rimpianto e tristezza, io mi rammento / i più bei giorni dell'adolescenza, / quando tempravi l'anima alla scienza, / e il mio cuore educavi al sentimento. / Ora, a vane ricerche io sono
intento, / consumo fede, spirito, pazienza; / e mi sembra lo studio, o babbo , senza / la tua guida, un inutile tormento. / Oh ! Ch'io ritorni un giorno dall'esiglio, / libero, sano,
al vigile tuo affetto / con cuor devoto, e con virtù di figlio! / E stringendoti allora sovra il petto / pace ritrovi, carità, e consiglio: unico dono che dai Cieli aspetto.
Franco Berardelli da " I Sonetti" pubblicati nel 1931.
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