Sabato 26 dicembre 2009
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Anche la letteratura crepuscolare entra tardi in Calabria e vi permane come armamento di consumo al di là di un
ragionevole ritardo e come emblema psicologico e stilistico dell'elegia.
Il crepuscolarismo privo di scatti individuali diventa psicologia sociale di gruppi di poeti che si servono di quel tono per comunicare il sentimento di una vita dimessa. Nel sistema letterario
borghese il crepuscolarismo esprime la malattia, il disagio, l'Italia povera, la provincia periferica, il materiale psicologico con cui si costruisce la propria vita. Solitamente si tratta -
dagli anni Venti in poi - di strascichi, di scie letterarie, di modi patetico-romanzechi.
Nel caso di Franco Berardelli (1908-1932, nato a Roma da famiglia di Martirano) etisia e crepuscolarismo coincidono.
Berardelli andò alla ricerca della salute in un sanatorio a Prasomaso sulle Alpi ed ebbe presente ne " L'Altra cosa Bella"(postumo; Roma, 1963) la vita e la morte di Guido Gozzano. Alla sua
morte non mancò la esaltazione che la pietà del caso favoriva e il poeta fu celebrato a Roma, in Calabria, in America. Gli s'innalzarono monumenti a New Castle (USA), e certamente se si
considera la tragica sorte si comprende quell'esaltazione ma non si è più nella critica essenziale; per cui riteniamo che una migliore misura di giudizio innalzerà il Berardelli che lascia alcuni
componimenti spontanei che meritano di essere ricordati non in assoluto (come spesso si fa) ma storicizzandoli nel ritardato gozzanismo. Nei componimenti più maturi il poeta tende a far
cadere l'enfasi e la solennità e a esprimere l'elegia individuale e quella degli eroi morenti. Il tono fondamentale è l'attesa della morte, di una morte dolce" morire senza uccidere la vita, /
così finire per una breve vena spezzata nel cuore". Alla malinconia il poeta si rivolge con accenti corazziniani: " Io batto alla tua porta/ con un fiorito ramo./ Accorri al mio richiamo./
in questi giorni tristi, / io lo ricordo, apristi / all'anima mia morta / ...
Il dolore si allevia in qualche momento di evasione dalla relatà nella favola del passato " E il giorno una tavola lieta/ con sopra le azzurre stoviglie; / la sera il giardino incantato/ fiorito
tra le meraviglie. Ed ora?/ Non c'è la Signora/ il babbo, mio nonno, mia nonna/ ove mai sono? Una donna/ sconosciuta sta presso il mio letto:/ la suora(Antonietta). O si accascia in Testamento: "
Perchè sono stanco / di tutto; di vivere ancora/ in questa dimora!/ vedere due volte al giorno/ un camice bianco, / che chiede con voce uniforme:/ Ha febbre? Non mangia? Non dorme? / Pensare che
mi tocca/ morire / tra poco"...
Antonio Piromalli, tratto da: "Sulla letteratura calabrese del Novecento ".
A ZIA SERAFINA
Se nel ricordo torno ai verdi inganni / della mia fanciulezza, e con lo sguardo / a contemplar la breve via m'attardo / già seminata da cotanti affanni, / fra le
speme, le soste, i disinganni / di questa nova sofferenza ond'ardo, / Te vedo, gentil Spirito, e a Te riguardo / come a la dolce madre dei primi anni! / Sacra Vestal di affetti familiari / che
prendi nome d'angelo e figura, / e precedi, felice, ai nostri lari, / ripenso nel ricordo a le tue ascose / grazie, al tuo viso, a la tua fronte pura: / " Spesso i nomi convengono alla cose!
"
Franco Berardelli Da "i Sonetti" pubblicati a Roma 1931
Di Gli amici di Franco Berardelli
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Pubblicato in : poesia e critica letteraria
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