Sabato 9 gennaio 2010 6 09 /01 /2010 08:58

Il primo sforzo è stato quello di trovare la naturalezza , la profondità e il ritmo d'ogni parola. Con” i Sonetti” Berardelli cercò di trovare una coincidenza fra la matrice tradizionale e la necessità espressiva del suo tempo. Per il giovane poeta era ancora possibile creare un mondo moderno, una poesia in versi, anche se in quegli anni si faceva prosa e poesia in prosa. Attraverso "i Sonetti”, Berardelli ci indica un'ancora di salvezza nel rileggere umilmente i poeti che cantano,egli non cerca Saffo, Foscolo, Leopardi, Shakespeare, Keaks, Shelley, Beethoven, Chopin, come persone ma cerca il loro canto. Il canto di tutti questi artisti li trova nel sonetto, nel bel canto italiano. Attraverso gli artisti “maggiori” ricostruisce il canto con una nuova capacità evocativa conquistata dalle parole. Egli si affida al sonetto come “materia immaginativa”ottenuta nella distanza della memoria,in quella “assenza” piena di risonanza di cui tanto spesso Berardelli ci parla. L'assenza” è il mondo lontano nello spazio e nel tempo che torna a udirsi vivo con il sentimento romantico della memoria e della fantasia. L'assenza è uno dei temi cari alla poetica berardelliana, presente come richiamo all'infanzia perduta,(la zia Serafina, il nonno, Martirano). Alla sua vita da “girovago” per sanatori e ospedali,(il padre, la madre, lo zio Michele, le sorelle). Alla sua innocenza catturata dalla tisi. L'assenza è la evocazione che rasserena l'uomo di pena, il miraggio a cui volgersi nel momento della sofferenza, il richiamo che scaturisce dal contatto tragico con la realtà come dato autobiografico e storia privata che emerge dalla dialettica tra esperienza e parola. Nei “Sonetti” pur se c'è una matrice biografica del poeta c'è anche il canto della gioventù perduta, la gioventù è già un concetto astratto rarefatta stagione di memoria. La memoria diventa testimonianza storica,storia e memoria si chiudono nel cerchio dei simboli e delle analogie,cosicché il poeta può ora recuperare la presenza degli “idoli” perduti,(Glauco,l'Aquilotto,Asburgo,Serra e Baracca). Il tema del mito del mito classico, i resti del passato vivono in lui uomo d'oggi, non fuori la storia ma dentro la storia, (la marcia su Roma). Il tema della religiosità riempie il “vuoto” e “l'eterno”,(la preghiera di V. Ierace, l'ultima cena,Getsemani, via crucis, l'ora sesta) sono i sonetti per un approdo a quella terra promessa dopo la nostra morte.





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Voi mi foste conforto ad ogni male In voi chiusi il mio mondo e i miei pensieri.


                                                                 Congedo

Addio, sonetti. Sotto tristi auspici / nasceste nei miei sogni tormentati, / quando, indarno, riposo e tregua ai fati / chiesi sul petto degli antichi amici. / Tutti a me presso, in tempi più felici: / e dal mio cuor scendea pace agli irati, / forza ai deboli, fede ai disperati, / luce ai ciechi e conforto agli infelici ! / Oggi che vado chino sotto il pondo / di tanto afffanno, e cerco sopra i volti / il lume d'un sorriso vagabondo, / per disdegno e dispregio in sè raccolti, / muti, li vedo tutti. E' vero! Al mondo / non c'è pietà, nè posto pei sepolti ! Cosa importa che ad altri faccia festa / il vecchio mondo ( e ai vinti non perdoni) / e d'alloro e di mirto l'incoroni / nella lotta venale e disonesta, / se voi brevi ed amplissime canzoni / foste tregua alla cura più molesta? / Raggi di sole in mezzo ai lampi e a' tuoni / di questa vita simile a tempesta? / Addio sonetti, amici del mio duolo, / fiori sbocciati sotto gl'invernali / venti, e fioriti lungo i cimiteri. / Voi mi foste vicini in tutti i mali, / nelle gioie, nei sogni, e nei pensieri. / Ed or che ve ne andate, io resto solo!.


Franco Berardelli  da " I sonetti" Roma 1931    


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