Mercoledì 2 dicembre 2009 3 02 /12 /2009 15:26

                                O dolce terra, in cui primieramente
                                                      io vidi, con stupiti, occhi la luce
                                                      tra il bianco fiore dell'arancio aulente
                                                      e l'ossatura della quercia truce,
                                                      un pensiero d'amor, perennemente,
                                                      come acqua in china, a Te mi riconduce.
                                                      Ogni pensiero o gioia che il cor sente
                                                      in palpiti per Te mi si traduce.
                                                      Propaginata dentro tu mi sei
                                                      come i miei nervi dentro la mia carne.
                                                      Ogni impulso da Te mi viene, o Patria.
                                                      E d'ignota dolcezza Tu mi bei
                                                      quando  traversi l'essere, per trarne
                                                      un canto che t'esalti e pianga, o Patria.

E' l'onda calda di amore patrio, che erompe dall'anima di Luigi Siciliani e n'alimenta l'opera dai primi anni all'ultimo istante di vita.
Come la vite aderisce all'olmo, da cui attinge forza e sostegno, come col metallo è intimamente congiunta l'armonia che lo avviva, così lo spirito di Luigi Siciliani si riunisce alla sua Calabria, e da essa trae, quasi da fonte inesauribile, i motivi della sua poesia.
La dolce terra, dove gli aranceti ed i querceti, il Poeta vide per la prima volta la luce,la dolce terra per cui si apria quasi prima la bocca al canto che l'occhio al sole, lo richiama a sè. E sempre che gli ritorna con un pensiero d'amore alla Calabria, che diede i lampi di Pitagora e la dolcezza di Ibico, fiorisce nella sua anima la poesia, come in un giardino chiuso un fiore sconosciuto.
Vennero prima i  suoi "Sogni pagani" su cui frontespizio erano ritratti i ruderi dell'antico tempio di Era Lacinia in Crotone, i quali gli dicevano la grandezza e le glorie della stirpe.



Estratto dalla Conferenza tenuta da Franco Berardelli nel "Circolo dei Calabresi" a Roma nel 1925.
                                     luigi Siciliani
 

 
... Giovanni Francica,(romanzo di Siciliani), il vagabondo del sentimento, il letterato bohemien, che vive, nella società fiorentina, come uno sbandato, ed anella, con senso acuto di nostalgia, alla sua terra lontana, dalla quale s'è dovuto dolorosamente staccare, a me sembra lo stesso Siciliani, consunto dal suo grande amore per Cirò, a Roma.E se è vero che il capolavoro d'arte,com'io credo, sorge, quando si riesce a ritrarre se stessi, se è vero che quanto più un autore si rivela, nei suoi romanzi,tanto più è artista,  Noi, calabresi, portiamo il vanto d'avere avuto per contemporaneo e conterraneo un Poeta, che ha il suo capolavoro: il suo, che  è il nostro .    

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