Sabato 7 novembre 2009 6 07 /11 /2009 10:09

Dopo l'infanzia, i segni della tubercolosi si sono manifestati ben presto nella vita di Berardelli.  Nel 1926, a metà giugno fu colpito da febbre che portò alla diagnosi di pleurite. Oggi la malattia si sarebbe diagnosticata prima e con tutta probabilità Berardelli avrebbe avuto salva la vita. In quel tempo si corse all'aria pura delle Alpi nel sanatorio Umberto I di Prasomaso. Non fù certo una vita che il poeta abbia accettato senza dolore; ne parla con distacco, con spavalderia di giovane che non ha paura della morte, ne parla con rassegnazione di dover morire e stanchezza di apettare. Tutta la poesia de "L'altra cosa bella" è il prodotto di un giovane con la morte alle spalle. Tubercolosi e Poesia si fondono per diventare la prima uno dei motivi della seconda. Oggi è facile pensare che Berardelli sarebbe stato un poeta diverso se non fosse stato malato. La sua poesia è condizionata dalla malattia. Una "condizione" che lo porta ai confini della rinuncia all'azione  come Guido Gozzano suo alter ego letterario. I personaggi, le situazioni, le sofferenze, le impennate di speranza e la malinconia, sono per Berardelli nutrimento della sua poesia; sono la forma, il suo "stile" per costruirsi una vita che per lui non sarà mai reale. L'abilità del linguaggio colto, la tecnica del sonetto, sono anch'essi un mezzo di evasione dal male. La poesia per Berardelli è stata la medicina spirituale, l'ideale, il ponte di passaggio verso la morte.

   

                                                            AI POETI MODERNI

Ora che si disfrena a errante volo / la fantasia poetica sui carmi, / voglio tornare indietro ed ispirarmi / all'Arte antica, e meglio vo' se solo! / Custode di sarcofaghi, di marmi / sepolcrali, e rovine rase al suolo / Mi proclami a gran voce il fitto stuolo / di poeti addestrati a le nuov'armi!/ Poco mi curo del mondan rumore! Non ho di gloria e di ricchezza brama, / e scrivo solo per cullare il core! /Ad altri il lauro e l'agognata fama! / A me silenzio, pace e un pò d'amore / negli occhi della femmina che m'ama!

  
                                                                                      Franco Berardelli  (cronaca di Calabria 9/4/1931)

Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Commenti

che bella poesia Tom che bel post...già, la tubercolosi prima della scoperta della penicillina andava a nozze...che pena questo uomo così giovane che sa di dover morire.... un baciogrande enrica
Commento n°1 inviato da enrica il 10/11/2009 alle 21h39
Sono daccordo con te, il malato ha bisogno della sua città, della sua casa, degli amici delle sue abitudini,insomma tutto quello che la malattia gli toglie.
Commento n°2 inviato da Tiziano il 12/11/2009 alle 13h10

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