Sabato 21 novembre 2009 6 21 /11 /2009 09:05

Il latino di Sofia Alessio Francesco si realizza in un linguaggio poetico personale strettamente adeguato alla varietà dei temi trattati, lontano da quello usato dagli umanisti. Egli nasce a Radicena (Taurianova) nel 1873, a sedici anni compose in latino un'elegia  alla Vergine SS. della Montagna. Fu un improvvisatore di epigrammi latini senza sforzo. Sofia Alessio oltre ad avere la padronanza della letteratura latina, frutto di larghe e meditate letture, rivela nei suoi versi un'abilità e uno stile tutto suo. Dei compositori di poesia latina del Novecento, Sofia Alessio insieme a Giovanni Pascoli,  Vittorio Genovesi  e Giuseppe Morabito è stato tra i migliori. Visse insegnando nel ginnasio vescovile di Gerace e successivamente nella scuola elementare di Radicena. Fu un terziario francescano. Per dodici volte ottenne la magna laus nel Certamen Houfftianum di Amsterdam.  Nel 1928 fu nominato bibliotecario a Reggio Calabria, dove visse e successivamente morì il 14 aprile del 1943.
In memoria di Franco Berardelli Sofia Alessio scrisse:

Ut flos lauteolus teneris hyacinthus in herbis
languescit moriens, sic cadit Ille Pius:
at circum suaves succisus fundit odores,
afflatuque suo pectora mulcet adhuc.

(come il fiore fangoso del giacinto
languisce morendo fra tenere erbe,
cosi muore quell'uomo religioso
ma intorno (seppure) troncato fonde i
soavi odori e intenerisce ancora il cuore
col suo soffio vitale) 
                                    traduzione prof. Mimmo Maisto







E' morto il passero.

O Veneri ed Amori, e tristi uomini / che siete sulla terra, ahimè, piangete! / Il passero, delizia della mia / fanciulla, ch'essa amava quasi più / della luce degli occhi, è morto. Esso era / buono e dolce e la sua piccola amica / conosceva si bene, come un bimbo / la madre, nè s'allontanava mai / dal suo grembo, ma saltellando intorno / a lei, or qua, or là, sempre vicino / a Lesbia pigolava... Ora esso è andato / pel viaggio tenebroso, onde si niega / alcun possa tornare: Ma vi incolga / male, o tremende tenebre dell'Orco, / che divorate ogni più bella cosa, / giacchè voi mi toglieste il mio grazioso / passero; or per vostra cagion gli occhi / piccoli della mia fanciulla sono / rossi pel pianto.


Traduzione ritmica  di Franco Berardelli  da  "Elegie" di Catullo e Tibullo Roma 1925


Di Gli amici di Franco Berardelli - Pubblicato in : poesia e critica letteraria - Community : Gli amici di Franco Berardelli
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Commenti

Non conoscevo Sofia Alessio,di Pascoli poeta latino ho letto qualcosa. Molto bella la traduzione di Berardelli che ha fatto di Catullo...Buona domenica a presto
Commento n°1 inviato da tiziano il 22/11/2009 alle 17h34

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